Ricostruzione totale capigliatura a Casertal

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LE SOLUZIONI CHIRURGICHE

Negli ultimi anni sono state messe a punto e perfezionate tecniche chirurgiche che consentono di ottenere risultati straordinari. Chi soffre di alopecia androgenetica o cicatriziale non deve più rassegnarsi a rimanere calvo, ma può ricorrere alla chirurgia estetica, per risolvere definitivamente il problema della calvizie.

 

L’AUTOTRAPIANTO CON MICROINNESTI

E’ una tecnica che consiste nel trapianto di minuscoli segmenti di cuoio capelluto, contenenti uno o più bulbi piliferi. Rappresenta il superamento dei tradizionali innesti a isole, segmenti che potevano contenere 15-20 bulbi e che davano un effetto innaturale (ciuffi simili alla capigliatura delle bambole).

 

foto .1 | Microinnesti

 

COME SI PROCEDE?

la prima fase dell’intervento, in anestesia locale, prevede il prelievo, dalla zona posteriore del capo, di una sottile striscia di tessuto (larga un centimetro), ricca di bulbi piliferi. La zona dell’espianto viene suturata, avvicinando i due lembi della ferita, e la cicatrice risulta presto invisibile.
I bulbi espiantati vengono preparati per l’innesto: si separano le unità follicolari, ripulendole dal tessuto adiposo presente, e si ottengono unità monobulbari (composte da 1 solo capello) e strutture formate da 2-3 capelli.
Si procede all’innesto: nella zona da rinfoltire vengono praticate piccole incisioni (diametro inferiore al millimetro), in cui vengono inseriti i microinnesti. Segue la medicazione. Nei giorni successivi si effettuano lavaggi quotidiani con un detergente, fino alla caduta delle crosticine.

 

PER CHI E’ ADATTO?

soprattutto per i casi di alopecia androgenetica, che presentano una zona donatrice sana (parte posteriore del capo). Nelle forme areata e cicatriziale, è spesso coinvolta anche la nuca.
Requisito indispensabile è l’idoneità della zona donatrice. Nella parte posteriore della nuca, i capelli sono insensibili all’azione nociva del testosterone, ma lo specialista deve accertarne lo stato di salute. Anche se la calvizie femminile è caratterizzata da un diradamento dei capelli diffuso, che può interessare la regione occipitale (zona donatrice), i risultati sono eccellenti.

 

I RISULTATI

i nuovi capelli iniziano a crescere dopo 2-3 settimane dal trapianto, ma è solo dopo un anno che il risultato è definitivo.
La percentuale di attecchimento sfiora il 100 per cento, poiché l’autotrapianto non presenta fenomeni di rigetto, e i capelli trapiantati durano tutta la vita. Perché il risultato sia eccellente, è indispensabile rivolgersi a mani esperte: lo specialista dovrà essere in grado di ottenere un risultato naturale, impiantando i nuovi capelli così che possano crescere con la stessa direzione di quelli esistenti e mantenendo sempre una certa stempiatura sulla fronte quando si interviene su un uomo, per scongiurare un risultato innaturale, dato che i capelli sono destinati ad arretrare naturalmente con l’avanzare dell’età.

 

LE NOVITA’: l’uso della finasteride migliora i risultati del trapianto, poiché ha un’azione che contrasta la morte delle cellule. La ripresa dei capelli trapiantati è maggiore.
Si è scoperto che i capelli sani trapiantati nella zona affetta da alopecia androgenetica sono in grado di trasmettere messaggi di crescita alle cellule adiacenti: per questo, dopo il trapianto, si può notare un miglioramento anche nei capelli malati.
E in futuro? Si sta lavorando sulla possibilità di moltiplicare i capelli espiantati, per poterne trapiantare un numero maggiore. Nell’arco di un decennio sarà forse possibile ricorrere a questa tecnica.

 

L’ESPANSORE CUTANEO

L’espansione cutanea consente di dilatare un’area del cuoio capelluto ricca di capelli, per poi spostarla, una volta creato un eccesso di cute, sulla zona calva, rimossa e sostituita.

 

foto .2 | Espansore Cutaneo

 

COME SI PROCEDE?

L’intervento, in anestesia locale, prevede l’inserimento sotto il cuoio capelluto di un serbatoio in materiale biocompatibile a forma di palloncino. Il serbatoio vuoto viene via via gonfiato con iniezioni di soluzione fisiologica, fino a raggiungere la dimensione giusta.
Si procede, poi, a un secondo intervento in anestesia locale. L’espansore viene sgonfiato e rimosso; si incide la cute e la si estende, spostandola fino a coprire la zona calva, dove viene suturata. L’eccesso di cuoio capelluto ottenuto, ricco di bulbi piliferi, sostituisce del tutto la parte glabra.

 

PER CHI E’ ADATTO?

Nel trattamento dell’alopecia cicatriziale, soprattutto se il problema è la conseguenza di ustioni o incidenti (la pelle sottile e aderente in profondità ostacola i microinnesti).

 

I RISULTATI

i risultati sono buoni, a patto che la zona da estendere sia ricca di bulbi piliferi, ma a volte rimangono cicatrici, anche evidenti. Si tratta di un intervento complesso e piuttosto fastidioso, giustificato solo dalla necessità di eliminare difetti piuttosto seri.
Non va trascurato, inoltre, il forte impatto psicologico, causato dal fatto di dover “indossare”, per diverse settimane, un espansore molto evidente.

 

L’ESTENSORE DI FRECHET

La tecnica di riduzione della calvizie effettuata utilizzando l’estensore di Frechet, sfrutta l’elasticità della pelle del cuoio capelluto. E’ un intervento chirurgico che si avvale di un elastico munito di uncini di titanio che viene posizionato sotto la cute, per mantenerla in tensione per un certo periodo ed estenderla.

 

 

foto .3 | Estensore di Frechet

COME SI PROCEDE?

Sono previste fino a tre sedute operatorie, a seconda dell’ampiezza della zona calva, praticate in anestesia locale.
Nella prima viene asportato un lembo di cute calva, di circa 6-7 centimetri, e viene posizionato l’estensore sotto la pelle. L’estensore viene tenuto in sede per circa trenta giorni, così da tendere la pelle e renderla più elastica.
Poi si può procedere con un secondo intervento chirurgico, dove viene rimosso il primo estensore e ne viene posizionato un secondo, asportando ancora una parte di zona glabra. Dopo altri trenta giorni, nel corso dell’ultima seduta operatoria, si dovrà rimuovere anche il secondo estensore e un’ulteriore parte della zona calva.

 

PER CHI E’ ADATTO?

questa tecnica chirurgica è utile soprattutto per ridurre l’alopecia androgenetica, in particolare quando la zona calva è di grandi dimensioni.
L’intervento eseguito con l’estensore può eventualmente essere completato con un ulteriore intervento chirurgico di autotrapianto di bulbi, che può essere utile per ricostruire l’attaccatura dei capelli.

 

I RISULTATI

Se l’intervento è eseguito da mani esperte, i risultati possono essere buoni, ma è possibile che, nella zona interessata, resti una cicatrice evidente, da cancellare con altri interventi. Questa procedura è fastidiosa e non è priva di possibili complicazioni.

 

I LEMBI DI ROTAZIONE

I lembi sono segmenti di cuoio capelluto, che vengono incisi e staccati dalla loro sede originaria e spostati in una zona vicina. Possono essere attaccati alla parte di origine con un peduncolo o essere del tutto staccati, per essere poi riattaccati nella zona dove vengono trasferiti. In questo caso, perché il lembo possa sopravvivere, va agganciato alla circolazione sanguigna della parte ricevente.

 

foto .4 | Lembi di Rotazione

 

COME SI PROCEDE?

viene spesso usata una metodica ideata dal chirurgo plastico argentino Juri, che consiste nel ricavare nella zona temporo-parietale del cuoio capelluto (parte laterale della testa, dietro l’orecchio), una striscia di tessuto larga 3 cm e lunga circa 20, che viene spostata in avanti, per creare l’attaccatura frontale dei capelli.

 

PER CHI E’ ADATTO?

I lembi sono meno usati di un tempo e il loro impiego è a volte riservato alla

correlazione di alopecie cicatriziali, per esempio in seguito a ferite o perdite di tessuto conseguenti all’asportazione chirurgica di un tumore del cuoio capelluto.

 

I RISULTATI

la procedura è complessa e traumatica, lascia spesso vistose cicatrici nella zona donatrice del lembo e in quella ricevente e rende l’attaccatura anteriore dei capelli innaturale.

©2009 Giuseppe Zannone
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