La caduta dei capelli non è una prerogativa maschile. Anche le donne, soprattutto in determinati momenti della loro vita, possono essere soggette a questo disturbo, in forma più o meno seria. Dopo il parto e durante l’allattamento, per esempio, le neomamme possono andare incontro al defluvium telogenico, mentre le donne dopo la menopausa possono soffrire di alopecia androgenetica. Mentre nel corso della gravidanza, a causa dell’aumento degli estrogeni, in genere i capelli della donna sono più belli, luminosi, forti e folti, subito dopo il parto la neomamma può notare una caduta di capelli anche di una certa entità. Innanzitutto, l’assetto ormonale si modifica bruscamente e torna alla situazione precedente di gravidanza: viene così a mancare il benefico effetto dell’aumento degli estrogeni e, in particolare, della prostaciclina, sostanza prodotta dalla placenta , che dilata i vasi sanguigni e favorisce una maggiore irrorazione dei tessuti, stimolando così la crescita di capelli, peli e unghie.
Se la mamma allatta al seno, si verifica inoltre un aumento della prolattina, un ormone che indebolisce i capelli e accorcia la fase di crescita del capello (anagen). In questo periodo, inoltre, la donna può perdere molte vitamine e sali minerali e ciò contribuisce all’accentuarsi della caduta.
CHE COSA FARE?
Il defluvium telogenico, tipico di questo periodo, diventa evidente a partire dalle otto-dieci settimane dopo il parto e può continuare per alcuni mesi. Si tratta di un disturbo transitorio, che tende a scomparire spontaneamente. Per rendere meno consistente la caduta, la donna deve seguire una dieta equilibrata e può ricorrere, su consiglio medico, a integratori di vitamine e sali minerali. In certi casi, se in seguito al parto si sono verificate forti perdite di sangue, occorre prendere un’integrazione di ferro, sostanza necessaria alla buona salute dei capelli.
IN MENOPAUSA
Nel momento in cui la donna entra nel periodo della menopausa, nel suo organismo si verifica unariduzione della produzione di ormoni estrogeni e progestinici. Queste sostanze vengono prodotte dalle ovaie e hanno il compito di regolare alcune attività dell’organismo e di mantenere l’apparato genitale femminile funzionante e in buona salute. La diminuzione di questi ormoni può causare la comparsa di alcuni disturbi tipici della menopausa – vampate di calore, irritabilità e insonnia, secchezza cutanea, osteoporosi, aumento dell’incidenza di malattie cardiovascolari – e provocare un diradamento dei capelli, che in questo caso assume la forma di alopecia androgenica.
CHE COSA FARE?
La cura consiste nella somministrazione della terapia ormonale sostitutiva, dietro prescrizione del ginecologo. Attraverso pillole, cerotti oppure gel, la donna prende così gli estrogeni e il progesterone che l’organismo non produce più. Il dermatologo può consigliare l’uso, anche per lunghi periodi di tempo, di finasteride, un farmaco estremamente efficace per bloccare il meccanismo di trasformazione del testosterone in diidrotestosterone e che può essere prescritto alle donne solamente dopo la menopausa. Possono essere molto utili anche le lozioni a base di progesterone, estradiolo ed estrone solfato (si tratta di ormoni che sono in grado di migliorare la vitalità dei bulbi piliferi) e di flutamide (una sostanza che esercita un’azione antiandrogena). Anche la donna può sottoporsi all’autotrapianto di bulbi, con risultati davvero eccellenti.