È importante tenere presente che non si tratta di un tatuaggio vero e proprio. Infatti, gli strumenti utilizzati sono appositamente studiati per lavorare in una zona delicata come il cuoio capelluto e i motori hanno delle tarature specifiche relativa al regime di rotazione e battute al secondo. Anche l’ago utilizzato differisce da quello per tatuaggi poiché ha la punta liscia solo per forare e una parete porosa tramite cui viene depositato il pigmento in quantità controllata.
La cosa più importante, è che questa attrezzatura consente di depositare il pigmento in uno strato cutaneo molto più superficiale rispetto a tatuaggi dove il colore va più in profondità nel derma. Inoltre, il pigmento non è permanente ma riassorbibile in un arco di tempo che va dai 12 ai 24 mesi.
La tricopigmentazione non è dolorosa ma può variare a seconda della sensibilità dei singoli individui. In ogni caso, è possibile utilizzare all’occorrenza delle creme anestetiche durante il trattamento qualora il soggetto avvertisse eccessivo fastidio.
Consente di riprodurre sulla cute l’aspetto di una capigliatura rasata tramite il disegno di punti che simulano il look del capello tagliato a zero. Se fatta da un operatore esperto, il risultato estetico è indistinguibile dagli altri capelli del soggetto. È indicata in quei casi in cui le aree colpite da alopecia siano troppo estese per altre tipologie di tricopigmentazione.
Questo metodo consente di infoltire otticamente una capigliatura diradata grazie all’eliminazione del contrasto tra i capelli e il cuoio capelluto bianco. La mancanza di tali trasparenze riduce la visibilità della cute donando quindi un look più folto ai capelli.
Consente di coprire aree che presentano cicatrici lineari nel cuoio capelluto dove i capelli non possono ricrescere naturalmente. Può verificarsi in seguito a interventi chirurgici, trapianti di capelli con tecnica FUT o infortuni in genere.